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Interattivi

Ventisei specie umane in sette milioni di anni

Trascina la data: la pagina mostra chi era vivo e con quali strumenti

Argomenti
evoluzione umana · paleoantropologia · ominini · Neanderthal · DNA antico · Neolitico

01 · Linea di datazione

Chi era vivo, e quando

Ogni barra è l'intervallo fossile noto di una specie: la distanza fra il reperto più antico e quello più recente attribuiti con ragionevole consenso. Non è la durata reale della specie, che è quasi certamente più ampia in entrambe le direzioni. Le barre tratteggiate segnalano attribuzioni tassonomiche ancora in discussione.

1,80 Ma Linea di datazione

5 specie coeve nel record fossile a questa data.

Paranthropus boisei Paranthropus robustus Homo habilis Homo rudolfensis Homo erectus

Tecnologia già documentata: LomekwianoOlduvaiano

7 Ma 5 Ma 4 Ma 3 Ma 2 Ma 1,5 Ma 1 Ma 700 ka 500 ka 300 ka 200 ka 100 ka 50 ka 20 ka 10 ka 0
Sahelanthropus tchadensis
Orrorin tugenensis
Ardipithecus kadabba
Ardipithecus ramidus
Australopithecus anamensis
Australopithecus afarensis
Australopithecus deyiremeda
Kenyanthropus platyops
Australopithecus africanus
Australopithecus garhi
Australopithecus sp. (Ledi-Geraru)
Paranthropus aethiopicus
Paranthropus boisei
Paranthropus robustus
Homo sp. (Homo più antico)
Homo habilis
Homo rudolfensis
Homo erectus
Homo antecessor
Homo del Pleistocene medio («heidelbergensis»)
Homo naledi
Homo neanderthalensis
Popolazione di Denisova
Homo floresiensis
Homo luzonensis
Homo sapiens

Trascina, clicca o usa le frecce sinistra e destra sulla banda. Apri una barra per la scheda della specie. Scala temporale logaritmica: gli ultimi 100.000 anni occupano circa un terzo della larghezza.

  • ominini basali
  • Australopithecus / Kenyanthropus
  • Paranthropus
  • Homo antico
  • Homo medio pleistocenico
  • popolazioni tardive
  • Homo sapiens
  • popolazione definita geneticamente
  • tratteggio: attribuzione o datazione contestata

02 · Encefalizzazione

Il cervello non è cresciuto in linea retta

I volumi sono riportati in centimetri cubi, misurati sul volume endocranico. I cerchi sono scalati in volume, non in area, quindi la differenza visiva corrisponde alla differenza reale.

  • Sahelanthropus 365 cm³
  • H. floresiensis 426 cm³
  • A. afarensis 445 cm³
  • A. africanus 465 cm³
  • P. boisei 510 cm³
  • H. naledi 540 cm³
  • H. habilis 610 cm³
  • H. erectus 950 cm³
  • Pleistocene medio 1230 cm³
  • H. sapiens 1350 cm³
  • H. neanderthalensis 1410 cm³

Attenzione ai numeri

La media neandertaliana (circa 1.410 cm³) supera quella di Homo sapiens attuale (circa 1.350 cm³), e i sapiens del Paleolitico superiore avevano encefali in media più grandi dei nostri. La dimensione assoluta dice poco: contano la massa corporea di riferimento, l'organizzazione interna e la variabilità individuale, che in ogni specie è ampia. Le medie di H. erectus e H. neanderthalensis coprono intervalli di oltre 600 cm³.

03 · Industria litica

Sei modi di rompere una pietra

La sequenza tecnologica è più antica del genere Homo e non appartiene a una sola specie. Le date indicano la prima comparsa documentata, non la diffusione: ogni tecnica sopravvive per centinaia di migliaia di anni accanto a quelle successive.

  • Modo 0

    Lomekwiano

    prima comparsa 3,3 Ma

    Nuclei e schegge di grandi dimensioni da Lomekwi 3, in Kenya, prodotti per percussione su incudine. Precedono di mezzo milione di anni il più antico Homo noto. Chi li abbia prodotti resta indeterminato, e alcuni autori contestano l'intenzionalità del contesto.

  • Modo 1

    Olduvaiano

    prima comparsa 2,9-2,6 Ma

    Choppers, nuclei e schegge taglienti con ritocco minimo. A Nyayanga, in Kenya, l'industria di 2,9 milioni di anni è associata a denti di Paranthropus: la produzione litica non è esclusiva del genere Homo.

  • Modo 2

    Acheuleano

    prima comparsa 1,76 Ma

    Bifacciali e amigdale, cioè strumenti a forma predeterminata, simmetrici sui due piani. Compaiono a Kokiselei 4, in Kenya. Richiedono una sequenza operativa pianificata su decine di distacchi. Persistono per oltre 1,5 milioni di anni.

  • Modo 3

    Nucleo preparato (Levallois)

    prima comparsa circa 400-300 ka

    Il nucleo viene preparato in modo da ottenere schegge di forma prevista con un solo distacco finale. Adottato indipendentemente da Neanderthal in Eurasia e da Homo sapiens in Africa, dove definisce la Middle Stone Age.

  • Modo 4

    Lame e schegge laminari

    prima comparsa circa 50-45 ka

    Produzione seriale di lame da nuclei prismatici, con supporti standardizzati e sfruttamento sistematico di osso, corno e avorio. Compaiono armi da getto, aghi, e attrezzature per il freddo estremo.

  • Modo 5

    Microliti

    prima comparsa circa 65 ka in poi

    Elementi litici minuscoli montati in serie su supporti in legno o osso. Le punte a dorso di Howiesons Poort, in Sudafrica, hanno circa 65.000 anni. La logica è modulare: componenti intercambiabili, riparazione invece di sostituzione.

Il fuoco

Tracce di combustione in contesto antropico compaiono a Wonderwerk (Sudafrica, circa 1 milione di anni) e a Gesher Benot Ya'aqov (Israele, circa 790.000 anni), ma restano episodiche. Focolari strutturati e ripetuti, cioè un uso davvero abituale, si documentano solo dopo i 400.000 anni. La cottura ha effetti dimostrabili sulla digeribilità e sul bilancio energetico, però l'ipotesi che sia stata il motore dell'aumento cerebrale in H. erectus resta un'ipotesi, non un dato acquisito.

04 · Geografia

Le uscite dall'Africa, al plurale

Non esiste una sola «Out of Africa». Ci sono almeno due grandi dispersioni del genere Homo e diverse espansioni minori di Homo sapiens che non hanno lasciato discendenti attuali. I contorni delle terre emerse cambiano: durante i massimi glaciali il livello del mare scende fino a 120 metri e compaiono le piattaforme di Sunda, Sahul e Beringia.

2,1-1,5 milioni di anni

Lomekwi 3,3 Ma Olduvai Drimolen 2,04 Ma Dmanisi 1,8 Ma Shangchen 2,1 Ma Sangiran 1,5 Ma Kokiselei 1,76 Ma Thomas Quarry 773 ka Atapuerca Happisburgh 0,9 Ma Bodo 600 ka Yunxian 1 Ma Schöningen 300 ka Ceprano Isernia Jebel Irhoud 315 ka Omo I, almeno 233 ka Florisbad 259 ka Herto 160 ka H. naledi 335 ka Sima 430 ka Neanderthal Denisova Xiahe 160 ka Harbin, almeno 146 ka Penghu 1 Misliya 194 ka Apidima, forse 210 ka Al Wusta 88 ka Tam Pa Ling 86 ka Fuyan, datazione incerta Skhul e Qafzeh 120 ka Madjedbebe 65-60 ka Sulawesi 51 ka Bacho Kiro 45 ka Ranis 45 ka Grotta del Cavallo 45 ka Liang Bua Zlatý kůň 45 ka Ust'-Išim 45 ka Yana 32 ka White Sands 23-21 ka Monte Verde 14,5 ka Chauvet 36 ka Hohle Fels 40 ka Sungir 34 ka Clovis 13 ka Mal'ta 24 ka Mezzaluna Fertile 11,5 ka Göbekli Tepe Riso 9 ka Mais 9 ka Kuk 7 ka Ande 8 ka Miglio 9 ka Uruk 3200 a.C. Lapita 3,3 ka Aotearoa 1280 Madagascar Austronesiani 5 ka Miglio perlato 4,5 ka Manioca 8 ka

La prima uscita: Homo erectus in Eurasia

Entro 1,8 milioni di anni ominini del gruppo erectus sono a Dmanisi, in Georgia. Gli strumenti di Shangchen, in Cina, datati 2,12 milioni di anni, anticipano ulteriormente la dispersione, anche se non sono associati a resti umani. A Giava i livelli di Sangiran sono attorno a 1,5 milioni di anni. Nessuna traversata marina è necessaria: il percorso è interamente continentale.

  • ominini arcaici
  • Homo sapiens
  • centri di domesticazione
  • piattaforme emerse nei massimi glaciali
  • meridiani ogni 30°, paralleli ogni 18° · tratteggio: tropici · linea ocra: equatore

La piattaforma continentale mostrata segue l'isobata dei 200 metri, usata come approssimazione della linea di costa durante i massimi glaciali. L'abbassamento reale del livello del mare all'ultimo massimo glaciale e' stato di circa 120 metri: la piattaforma qui disegnata risulta quindi leggermente piu' ampia di quella effettivamente emersa.

05 · Evidenza molecolare

Il DNA arcaico che tutti portiamo addosso

Neanderthal e Denisova sono popolazioni con cui Homo sapiens ha generato figli fertili, e i loro genomi sono ancora dentro il nostro. Le percentuali si riferiscono alla frazione del genoma nucleare di origine arcaica nelle popolazioni attuali.

  • Europa e Asia occidentale 1,8%
  • Asia orientale 2,0% + 0,2%
  • Papuasia e Australia indigena 1,9% + 4,5%
  • Africa subsahariana 0,3%
  • Neanderthal
  • Denisova
  • Africa subsahariana: la frazione neandertaliana deriva da migrazioni di ritorno dall'Eurasia
  • 50,5-43 ka

    La finestra dell'incrocio

    Due studi indipendenti del dicembre 2024 collocano il flusso genico neandertaliano principale in una finestra di circa 7.000 anni, con picco attorno a 47.000 anni fa. I genomi di Ranis e Zlatý kůň mostrano un evento unico condiviso da tutti i non africani.

  • 430 ka

    Il DNA nucleare più antico

    Recuperato dai resti della Sima de los Huesos, ad Atapuerca. Oltre quella soglia il DNA si degrada oltre il recuperabile, e l'unico accesso molecolare resta la paleoproteomica, che legge proteine dello smalto sopravvissute per milioni di anni.

  • 146 ka

    La faccia dei denisoviani

    Il cranio di Harbin, in Cina, identificato nel 2025 tramite 95 proteine endogene e DNA mitocondriale estratto dal tartaro dentale. Per la prima volta un genoma arcaico ha un cranio quasi completo a cui corrispondere.

  • EPAS1

    Un allele che serve ancora

    La variante tibetana che regola la risposta all'ipossia in alta quota è di origine denisoviana. Altri alleli arcaici agiscono su immunità, coagulazione e metabolismo dei lipidi; alcuni influenzano la gravità di infezioni respiratorie.

  • Sedimenti

    DNA senza fossili

    Il DNA ominino si estrae direttamente dai sedimenti di grotta, senza bisogno di ossa. Ha rivelato presenza neandertaliana e denisoviana in siti dove non è mai stato trovato un solo frammento scheletrico.

06 · Comportamento simbolico

Prima dell'arte delle grotte europee

Le date sono età minime: indicano quando quel comportamento era già presente, non quando è iniziato. I rombi vuoti segnalano attribuzioni o datazioni contestate in letteratura.

  • 176 ka

    Strutture in stalagmiti

    Due cerchi di frammenti di stalagmite spezzati e disposti intenzionalmente, 336 metri dentro la grotta di Bruniquel, con tracce di fuoco. In quella data e in quel luogo gli unici umani presenti erano Neanderthal.

    Bruniquel-sur-Aveyron, Francia
  • 150-142 ka

    Perline in conchiglia

    Trentatré conchiglie di Tritia perforate e usurate da sospensione. Sono gli ornamenti personali più antichi datati con sicurezza: un oggetto indossato per comunicare qualcosa a qualcun altro.

    Bizmoune, Marocco
  • 130 ka

    Artigli d'aquila lavorati

    Otto artigli di aquila di mare con tacche e lucidature da montaggio, probabilmente parte di un ornamento composito neandertaliano.

    Krapina, Croazia
  • 115 ka

    Pigmenti e conchiglie forate

    Residui di pigmento in conchiglie usate come contenitori, in contesto neandertaliano.

    Cueva de los Aviones, Spagna
  • 100 ka

    Officina per l'ocra

    Due gusci di abalone usati come recipienti, con una miscela di ocra, grasso midollare e carbone, più gli strumenti per prepararla. Una ricetta, cioè una procedura trasmessa.

    Blombos, Sudafrica
  • 78 ka

    Sepoltura infantile

    Un bambino di circa tre anni deposto in una fossa scavata, con la testa sostenuta e il corpo avvolto. La più antica sepoltura umana intenzionale documentata in Africa.

    Panga ya Saidi, Kenya
  • 73 ka

    Disegno a tratti incrociati

    Nove linee incrociate tracciate con un pastello di ocra su un frammento di silcrete. Il frammento non è un utensile decorato, ma un supporto usato solo per fare un segno.

    Blombos, Sudafrica
  • 64,8 ka

    Arte parietale neandertaliana

    Croste di calcite sopra pitture in tre grotte iberiche, datate con serie dell'uranio a un'epoca in cui in Iberia non c'erano sapiens. La datazione è stata contestata da più gruppi e la questione resta aperta.

    La Pasiega, Ardales, Maltravieso, Spagna
  • 51,2 ka

    La più antica scena narrativa

    Tre figure antropomorfe che interagiscono con un maiale verrucoso, datate con ablazione laser su serie dell'uranio. È la più antica arte figurativa e il più antico racconto per immagini conosciuti.

    Leang Karampuang, Sulawesi, Indonesia
  • 42 ka

    Strumenti musicali

    Flauti ricavati da ossa di avvoltoio e da avorio di mammut, con fori distanziati per produrre una scala.

    Geissenklösterle e Hohle Fels, Germania
  • 40,8 ka

    Dischi dipinti

    Le più antiche pitture parietali datate in Europa, ottenute soffiando pigmento attorno alla mano e su dischi.

    El Castillo, Spagna
  • 36-33,5 ka

    Grotta Chauvet

    Oltre mille figure con uso dello sfumato, della prospettiva e della sovrapposizione per suggerire movimento. Il repertorio è dominato da predatori, non da prede: leoni, orsi, rinoceronti.

    Ardèche, Francia
  • 34 ka

    Sepolture con corredo

    Due bambini deposti testa a testa con oltre diecimila perline d'avorio, lance di zanna raddrizzata e ornamenti. Un investimento di lavoro enorme, e la prima evidenza chiara di differenziazione sociale nel trattamento dei morti.

    Sungir, Russia
  • 17 ka

    Lascaux

    Il ciclo più noto del Paleolitico europeo, quasi al termine di una tradizione pittorica durata oltre venti millenni.

    Dordogna, Francia

07 · Domesticazione

L'agricoltura è stata inventata almeno undici volte

La Mezzaluna Fertile è il centro più antico e meglio documentato, non l'origine unica. In almeno undici regioni, senza contatto reciproco, popolazioni diverse hanno addomesticato piante e animali locali nell'arco di qualche millennio. Le date sono in anni prima del presente e indicano le prime evidenze di specie domestiche.

  • 11.500 anni

    Mezzaluna Fertile

    Frumento monococco e dicocco, orzo, lenticchie, ceci, piselli, lino. Pecora, capra, maiale e bovino nei due millenni successivi.

  • circa 10.000 anni

    Mesoamerica

    Zucca prima di tutto, poi il mais dalla teosinte nel bacino del Balsas attorno a 9.000 anni, e i fagioli. Nessun grande animale domesticabile disponibile.

  • circa 9.000 anni

    Bacino dello Yangtze

    Riso a chicco corto, domesticato in ambiente palustre. Nel bacino del Fiume Giallo, in parallelo, miglio panico e miglio comune.

  • circa 8.000 anni

    Ande centrali

    Patata, oca, quinoa. Lama e alpaca sono gli unici grandi mammiferi da soma domesticati nelle Americhe.

  • circa 8.000 anni

    Amazzonia sudoccidentale

    Manioca, arachide, peperoncino, in un contesto di gestione forestale che ha lasciato tracce nella composizione attuale della foresta.

  • circa 7.000 anni

    Altopiani della Nuova Guinea

    Taro e banana a Kuk Swamp, con sistemi di drenaggio artificiale scavati nella torba.

  • circa 5.000 anni

    Nord America orientale

    Girasole, chenopodio, orzo selvatico americano. Un complesso agricolo autonomo, poi in gran parte sostituito dal mais mesoamericano.

  • circa 4.500 anni

    Sahel e Africa occidentale

    Miglio perlato e sorgo, adattati a stagioni piovose brevi e irregolari. Riso africano nel delta interno del Niger.

  • circa 4.000 anni

    Altopiano etiopico

    Teff, enset, noug. Colture che restano quasi esclusivamente regionali fino a oggi.

  • circa 4.000 anni

    Nuova Guinea occidentale e Wallacea

    Noce di cocco, canna da zucchero, igname maggiore, alla base della successiva espansione austronesiana nel Pacifico.

  • 20.000 anni

    Cina meridionale, fuori sequenza

    La ceramica di Xianrendong precede l'agricoltura di dieci millenni. Ceramica, macine e villaggi stabili non arrivano in blocco: l'idea di un «pacchetto neolitico» unitario non regge.

Il costo del Neolitico

La transizione porta eccedenza alimentare e crescita demografica, e insieme una dieta meno varia, statura media in calo, carie e patologie dentarie in aumento, malattie zoonotiche da convivenza con il bestiame, e le prime disuguaglianze materiali leggibili nei corredi funerari. Göbekli Tepe (Turchia, circa 11.500 anni) mostra architettura monumentale collettiva prima dell'agricoltura, il che rovescia l'ordine causale del racconto classico.

08 · Ascendenze

Come si sono formate le popolazioni di oggi

Nessuna popolazione attuale discende da un solo gruppo antico: ogni genoma vivente è il risultato di fusioni successive fra popolazioni rimaste separate per millenni. Seleziona una regione e guarda da quali popolazioni antiche deriva, quando è avvenuto ogni rimescolamento e da dove.

Prima di leggere i numeri

Le componenti non sono razze. Sono i coefficienti di un modello statistico che scompone un campione attuale in proporzioni attribuibili a genomi antichi usati come riferimento. Cambiando le popolazioni di riferimento, i numeri cambiano. Sono strumenti descrittivi, non entità biologiche.

Circa il 90% della variazione genetica umana è interna alle singole popolazioni locali. La frazione attribuibile alle differenze fra grandi raggruppamenti continentali resta attorno al 10%. Due persone dello stesso villaggio possono differire fra loro più di quanto differiscano in media due continenti. Il risultato, ottenuto da Lewontin nel 1972 su marcatori classici, è stato confermato dai dati genomici su scala completa.

La variazione è clinale. Cambia gradualmente con la distanza geografica, senza confini discreti. Non esiste alcun punto della mappa in cui un gruppo genetico finisca e un altro inizi. Le etnie e le nazioni sono categorie storiche, linguistiche e politiche, e non coincidono con le componenti di ascendenza.

Le percentuali qui sotto sono intervalli approssimati, arrotondati e dipendenti dal modello. Nelle pubblicazioni sono accompagnate da errori standard che qui non sono rappresentabili. Vanno lette come ordini di grandezza.

Europa nordoccidentale

Cacciatori-raccoglitori europei … Cacciatori-raccoglitori europei … Cacciatori-raccoglitori del Cauc… Agricoltori neolitici anatolici Pastori delle steppe pontico-cas… Neolitico iranico e degli Zagros Natufiani e Levante Antichi nord eurasiatici Antichi ancestrali sud indiani Agricoltori dell'Asia orientale Asia nord-orientale Jomon Ancestrali nativi americani Lignaggio profondo di Sahul Austronesiani Africa occidentale Cacciatori della foresta centraf… Africa orientale antica Khoe-San Eurasiatici basali Lignaggio arcaico africano non i… Neanderthal Denisova Europa nordoccidentale Sardegna Baltico ed Europa orientale Vicino Oriente e Anatolia Asia meridionale Asia orientale continentale Giappone Siberia Popolazioni indigene americane Papuasia e Australia indigena Africa occidentale e centrale Africa orientale e Corno Africa meridionale Khoe-San Polinesia
  • popolazione antica di riferimento
  • popolazione fantasma, nessun fossile
  • regione selezionata
47% 35% 15%

Spessore delle frecce sulla mappa proporzionale al contributo. Il tratteggio marca le popolazioni fantasma, inferite dal calcolo e mai trovate come fossile.

Tre popolazioni sovrapposte in cinquemila anni

I cacciatori-raccoglitori post-glaciali europei vengono in gran parte sostituiti dagli agricoltori anatolici fra 8.500 e 6.000 anni fa. In alcune regioni la sostituzione supera il 90% del pool genetico, con un recupero parziale della componente indigena nei millenni successivi.

Attorno a 5.000 anni fa arriva la terza ondata: i pastori delle steppe, associati alla cultura della ceramica cordata e poi al fenomeno campaniforme. In Gran Bretagna il ricambio è quasi totale, e il cromosoma Y precedente scompare quasi del tutto. Lo spostamento è fortemente sbilanciato sul lato maschile.

La persistenza del lattasi in età adulta, cioè la tolleranza al lattosio, si diffonde con e dopo questa espansione, ma raggiunge frequenze alte solo nell'Età del Ferro, molto dopo l'inizio della pastorizia.

Modello a tre vie WHG + ANF + Steppe (Haak 2015, Olalde 2018, Allentoft 2024)

  • Pastori delle steppe pontico-caspiche circa 47% Popolazione Yamnaya, essa stessa una fusione fra cacciatori europei orientali e una componente meridionale legata al Caucaso. Portano il cavallo domestico, il carro e, secondo il modello più accettato, le lingue indoeuropee.
  • Agricoltori neolitici anatolici circa 35% Origine dell'agricoltura europea. Da Barcın e dai siti anatolici la loro discendenza si diffonde in Europa fra 8.500 e 6.000 anni fa, per via danubiana e mediterranea.
  • Cacciatori-raccoglitori europei occidentali circa 15% Popolazione post-glaciale europea, rappresentata dal genoma di Loschbour, in Lussemburgo, e dal cluster Villabruna. Pelle scura e occhi chiari nella combinazione ricostruita da alleli noti.
  • Neanderthal circa 2% Presente in tutti i genomi non africani in frazione fra l'1,5% e il 2,5%, e in tracce in Africa per migrazioni di ritorno.
  • Eurasiatici basali (fantasma) circa 1% Popolazione fantasma inferita nel Vicino Oriente: si separa dagli altri eurasiatici prima dell'incrocio con i Neanderthal.

I rimescolamenti che hanno prodotto il presente

Ogni riga è un evento demografico documentato dal DNA antico. Alcuni hanno sostituito la popolazione precedente quasi per intero, altri si sono fusi con essa.

  • 45.000 anni

    I primi europei, senza discendenti

    I genomi di Zlatý kůň, in Boemia, e di Ranis, in Germania, appartengono alla scissione più profonda conosciuta dalla linea uscita dall'Africa. Nessuno dei due lascia discendenti attuali.

  • 25.000-20.000 anni

    La formazione degli ancestrali americani

    In Beringia un lignaggio dell'Asia orientale riceve circa il 35% di ascendenza dagli antichi nord eurasiatici. Il gruppo che si forma resta isolato per alcuni millenni prima di entrare nel continente americano.

  • 14.000 anni

    Il ricambio dei cacciatori europei

    Con il riscaldamento post-glaciale le popolazioni europee del Magdaleniano vengono in larga parte sostituite da un gruppo legato al cluster Villabruna, che diventa la base dei cacciatori-raccoglitori successivi. La sostituzione precede di seimila anni l'arrivo dell'agricoltura.

  • 8.500-6.000 anni

    Gli agricoltori anatolici in Europa

    Due vie, danubiana e mediterranea. In alcune regioni la componente indigena scende sotto il 10%, e la sostituzione è quasi completa. In altre l'integrazione è più graduale, con recupero parziale della componente locale nei millenni successivi.

  • 6.000-4.000 anni

    L'espansione bantu

    Dall'altopiano fra Nigeria e Camerun verso il bacino del Congo, l'Africa orientale e infine l'Africa meridionale, raggiunta attorno a 1.500 anni fa. Modello a fondatori seriali, con assorbimento di popolazioni locali lungo il percorso.

  • 5.000 anni

    Le steppe verso l'Europa

    L'ascendenza Yamnaya raggiunge la maggior parte dell'Europa in un intervallo di circa mille anni. In Gran Bretagna il ricambio del pool genetico supera il 90%. Fortemente sbilanciata sul lato maschile: i lignaggi Y precedenti scompaiono quasi del tutto.

  • 5.000 anni

    Gli austronesiani da Taiwan

    L'espansione marittima più ampia della preistoria: oltre ottomila chilometri da Taiwan al Madagascar.

  • 4.000-3.500 anni

    Le steppe verso l'Asia meridionale

    Ingresso di ascendenza steppica nel subcontinente dopo il declino della civiltà dell'Indo, per via dell'Asia centrale. Nello stesso periodo si forma il gradiente che caratterizza le popolazioni sud asiatiche attuali.

  • 3.300-2.900 anni

    Lapita nell'Oceania remota

    Popolazioni di ascendenza quasi interamente asiatica raggiungono Vanuatu, Nuova Caledonia e Tonga. La componente papuana entra nelle generazioni successive, per contatto con la Melanesia già abitata.

  • 3.000 anni

    Yayoi in Giappone

    Popolazioni dell'Asia nord-orientale portano la risicoltura irrigua nell'arcipelago e si mescolano con i Jomon. Diversamente da quanto accade in Europa con gli agricoltori anatolici, la componente indigena non viene cancellata.

  • 1.700 anni

    Kofun in Giappone

    Un secondo afflusso continentale, geneticamente più vicino alle popolazioni dell'Asia orientale attuali, durante la fase di formazione dello stato. È la componente maggioritaria nei giapponesi di oggi.

  • 1.000 anni

    Le ultime isole

    Polinesia orientale attorno al 1000 d.C., Nuova Zelanda verso il 1280. Con questo si conclude il popolamento delle terre abitabili del pianeta.

  • 500 anni

    Il rimescolamento coloniale

    Dal 1492 la struttura genetica delle Americhe, dei Caraibi e di parte dell'Africa viene trasformata su scala continentale da migrazione europea, tratta atlantica degli schiavizzati e crollo demografico delle popolazioni indigene. Da qui viene la maggior parte delle popolazioni miste attuali.

Popolazioni fantasma e rami recisi

Il calcolo genetico rileva contributi da popolazioni di cui non esiste alcun fossile, e identifica gruppi reali e ben documentati che non hanno lasciato discendenti.

  • Popolazione fantasma

    Eurasiatici basali

    Nessun fossile. Inferita da un'anomalia aritmetica: nelle popolazioni del Vicino Oriente la frazione neandertaliana è più bassa del previsto, quindi parte della loro ascendenza deve venire da un gruppo separatosi prima dell'incrocio con i Neanderthal.

  • Popolazione fantasma

    Antichi ancestrali sud indiani

    La componente autoctona più profonda del subcontinente indiano, presente in tutte le popolazioni attuali della regione, non ha alcun genoma antico associato. Il clima non conserva il DNA. Esiste solo come parametro di un modello.

  • Popolazione fantasma

    Arcaico africano non identificato

    Fra il 2% e il 19% dei genomi dell'Africa occidentale deriva da un lignaggio arcaico che non corrisponde né ai Neanderthal né ai Denisova, e di cui non esiste nessun fossile. L'intervallo è largo perché la stima dipende interamente dal modello demografico assunto.

  • Popolazione fantasma

    Super-arcaico nel genoma denisoviano

    Il genoma di Denisova contiene a sua volta un contributo da una popolazione ancora più divergente, forse legata a Homo erectus.

  • Ramo reciso

    Zlatý kůň e Ranis

    I genomi umani moderni più antichi d'Europa, circa 45.000 anni, legati da parentele familiari a distanza. Rappresentano la scissione più profonda conosciuta dalla linea uscita dall'Africa. Nessun discendente attuale.

  • Ramo reciso

    Ust'-Išim

    Individuo siberiano di 45.000 anni, con segmenti neandertaliani ancora lunghi, che hanno permesso di datare l'incrocio. Il suo lignaggio non contribuisce ad alcuna popolazione vivente.

  • Ramo reciso

    Antichi beringiani

    Identificati dal genoma di una bambina di 11.500 anni in Alaska. Sorella di tutti gli altri nativi americani, si separa fra 22.000 e 18.000 anni fa. Estinti o assorbiti, senza contributo rilevabile oggi.

  • Rami recisi

    Le uscite fallite dall'Africa

    Misliya, Apidima, Al Wusta, Tam Pa Ling, Skhul e Qafzeh: popolazioni di Homo sapiens fuori dall'Africa fra 210.000 e 68.000 anni fa, archeologicamente documentate e geneticamente invisibili negli umani attuali.

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Nove cose che si leggono spesso e sono sbagliate

Molti riassunti scolastici e divulgativi ripetono affermazioni superate da decenni di letteratura. Ognuna qui è accompagnata dal riferimento che la smentisce.

«L'evoluzione umana è una scala di progresso»

È un cespuglio con molti rami morti. Fra 3 e 2,5 milioni di anni fa in Africa orientale convivevano almeno quattro linee di ominini: Homo antico, Paranthropus, Australopithecus garhi e la specie non nominata di Ledi-Geraru descritta nel 2025. Nello stesso periodo A. africanus occupava il Sudafrica.

Il quadro si è complicato ancora nel gennaio 2026, con la prima mandibola di Paranthropus dell'Afar, oltre 900 km più a nord del limite noto per il genere. Per quasi tutta la storia del genere Homo il record fossile documenta più di una specie umana contemporanea.

Villmoare et al., Nature 2025 · Alemseged et al., Nature 2026

«I primi strumenti di pietra sono opera di Homo habilis»

Gli strumenti di Lomekwi 3, in Kenya, hanno 3,3 milioni di anni: mezzo milione di anni prima del più antico reperto attribuibile al genere Homo, che è la mandibola di Ledi-Geraru a 2,78 milioni di anni.

L'industria olduvaiana di Nyayanga, datata 2,9 milioni di anni, è associata a denti di Paranthropus. La scheggiatura litica non è un'invenzione del nostro genere e non lo definisce. Il nome «habilis», coniato nel 1964 su quell'assunto, è rimasto in uso.

Harmand et al., Nature 2015 · Plummer et al., Science 2023

«Manca ancora l'anello mancante»

Il concetto presuppone una catena lineare con un buco. L'evoluzione procede per mosaico: ogni fossile combina caratteri derivati e primitivi in modo proprio, e nessuno è la forma intermedia fra due punti.

Ardipithecus ramidus ha un bacino da bipede e un alluce opponibile da arrampicatore. Homo naledi ha una mano quasi moderna e un encefalo da australopiteco.

White et al., Science 2009 · Berger et al., eLife 2015

«Discendiamo dagli scimpanzé»

Condividiamo con loro un ultimo antenato comune vissuto fra 6,5 e 9 milioni di anni fa, secondo le stime dell'orologio molecolare, che variano in base al tasso di mutazione assunto. Da quel punto entrambe le linee hanno avuto lo stesso tempo per evolvere.

Lo scimpanzé non è una versione arretrata di noi: la locomozione sulle nocche è una specializzazione recente, probabilmente non presente nell'antenato comune, come suggerisce l'anatomia di Ardi.

Moorjani et al., PNAS 2016

«Homo sapiens compare 200.000 anni fa in un punto dell'Africa»

I fossili di Jebel Irhoud, in Marocco, sono datati 315.000 ± 34.000 anni. Florisbad, in Sudafrica, 259.000. Omo I, in Etiopia, è stato ridatato nel 2022 ad almeno 233.000 anni. Sono tre angoli opposti del continente.

Il modello corrente non prevede una culla singola: popolazioni africane strutturate, parzialmente isolate e in scambio intermittente, in cui i caratteri moderni si assemblano in tempi e luoghi diversi. Un'analisi genomica dell'aprile 2026 sostiene il contributo di più popolazioni ancestrali distinte.

Hublin et al., Nature 2017 · Vidal et al., Nature 2022

«I Neanderthal erano cognitivamente inferiori e per questo si sono estinti»

Capacità cranica media di circa 1.410 cm³, superiore a quella dei sapiens attuali. Producevano catrame di betulla per strumenti compositi, che richiede combustione controllata in ambiente povero di ossigeno. Usavano pigmenti, ornamenti, risorse marine, e seppellivano i morti.

La scomparsa, datata fra 41.000 e 39.000 anni cal BP, è compatibile con un modello demografico: popolazioni piccole e frammentate, instabilità climatica dello stadio isotopico 3, competizione per la stessa capacità di carico, e assorbimento per incrocio. Non esiste evidenza di un «declino fisiologico».

Higham et al., Nature 2014 · Iasi et al., Science 2024

«La paleodieta è la dieta dei nostri antenati»

Non esiste una dieta ancestrale unica. Le ricostruzioni isotopiche, le microusure dentarie e i granuli di amido nel tartaro mostrano variazioni enormi per latitudine, stagione e gruppo: dai Neanderthal iberici che consumavano molluschi e vegetali agli Inuit storici quasi interamente carnivori.

Le percentuali precise che circolano, tipo «l'80% delle calorie veniva dalla raccolta», non sono generalizzabili: derivano da singoli contesti etnografici recenti proiettati sul passato. E i cereali, esclusi dalle diete paleo commerciali, erano lavorati con macine già 30.000 anni fa.

Henry et al., PNAS 2011 · Revedin et al., PNAS 2010

«Le razze umane sono raggruppamenti biologici»

Circa il 90% della variazione genetica umana è interna alle singole popolazioni locali. La frazione attribuibile alle differenze fra grandi raggruppamenti continentali resta attorno al 10%. Due persone nate nello stesso villaggio possono differire fra loro più di quanto differiscano in media due continenti.

La variazione è clinale: cambia gradualmente con la distanza geografica, senza confini discreti. Qualsiasi linea tracciata su una mappa genetica è una scelta dell'analista, non un dato. E la diversità più profonda fra popolazioni viventi non separa i continenti fra loro: separa gruppi entrambi africani, con le popolazioni khoe-san divergenti da tutte le altre da 300.000-250.000 anni.

Le componenti di ascendenza che si leggono nei modelli genomici non sono razze. Sono coefficienti che scompongono un campione rispetto a genomi antichi di riferimento, e cambiano se si cambiano i riferimenti. Le etnie e le nazioni sono categorie storiche, linguistiche e politiche, e non coincidono con nessuna di queste componenti.

Lewontin, Evol Biol 1972 · Rosenberg et al., Science 2002 · Schlebusch et al., Science 2017

«La preistoria finisce nel 3200 a.C.»

È una convenzione locale, valida per la Mesopotamia. La preistoria termina quando compare la documentazione scritta, e questo accade in momenti diversissimi: in Egitto attorno al 3200 a.C., in Cina verso il 1200 a.C., in Italia fra VIII e VII secolo a.C. con l'alfabeto di origine greca, in Australia solo con il contatto europeo.

Non è una fase di sviluppo, è una condizione documentaria. Popolazioni tecnologicamente complesse restano «preistoriche» per il solo fatto di non aver prodotto testi conservati, e la loro storia si legge con l'archeologia e la genetica.

Convenzione storiografica, non dato empirico

Cosa questi numeri non dicono

Quasi ogni data di questa pagina porta con sé un intervallo, e diversi intervalli sono più ampi della cifra arrotondata che si legge. Le barre della linea di datazione mostrano il record fossile noto, cioè la distanza fra il reperto più antico e quello più recente attribuiti a una specie: non è la durata reale della specie, che è quasi certamente maggiore in entrambe le direzioni. Molte attribuzioni tassonomiche restano in discussione fra specialisti, e alcune delle specie qui elencate potrebbero rivelarsi varianti di altre. Le rotte di dispersione sono ricostruzioni: poche decine di siti datati, sparsi su continenti interi, sostengono linee che sulla mappa sembrano itinerari percorsi. Le proporzioni di ascendenza non sono razze e non sono identità. Sono coefficienti di un modello statistico che scompone un campione attuale rispetto a genomi antichi scelti come riferimento, e cambiano quando cambiano i riferimenti; circa il novanta per cento della variazione genetica umana è interno alle singole popolazioni locali, e la variazione geografica è graduale, senza confini tracciabili. Infine il campione fossile non è casuale: i resti si conservano dove il sedimento lo consente e si trovano dove si scava, quindi l'Africa orientale e l'Europa occidentale sono sovrarappresentate rispetto alle foreste tropicali e a gran parte dell'Asia.

Metodi e intervalli di applicabilità

  • Radiocarbonio (14C) Intervallo: Da circa 300 a 55.000 anni, e solo su materiale che contenga carbonio organico di origine biologica: osso con collagene conservato, carbone, legno, semi. Oltre i 50.000 anni il 14C residuo scende sotto la soglia in cui la misura si distingue dal fondo, quindi le date più antiche vanno lette come età minime. Le date grezze vanno calibrate con curve come IntCal20, e per questo si scrivono «cal BP». Una piccola frazione di carbonio moderno entrata nel campione dopo il seppellimento lo ringiovanisce, e l'effetto cresce con l'età: vicino al limite del metodo basta pochissima contaminazione per spostare la data di millenni.
  • Serie dell'uranio (U-Th) Intervallo: Da 1.000 a 500.000 anni, su carbonati che si siano comportati da sistema chiuso: stalagmiti, croste di calcite, smalto e dentina. L'ablazione laser introdotta nel 2024 permette di campionare croste sottilissime, comprese quelle che ricoprono le pitture parietali. La crosta sopra una pittura data la crosta, non la pittura: restituisce un'età minima per ciò che sta sotto. Se l'uranio è migrato dentro o fuori dal carbonato dopo la formazione, il sistema non è chiuso e la data non vale. È il punto su cui verte la contestazione delle date neandertaliane dell'arte iberica.
  • Argon-argon (40Ar/39Ar) Intervallo: Da circa 10.000 anni a miliardi, su minerali di livelli vulcanici. Data l'eruzione, non il fossile: il reperto si colloca fra la tefra che lo sottostà e quella che lo ricopre, e l'età che si legge è quella dell'intervallo che lo racchiude. È la spina dorsale della cronologia dell'Africa orientale. Dove non ci sono livelli vulcanici il metodo semplicemente non è disponibile, ed è la ragione principale per cui le grotte sudafricane hanno cronologie meno strette di quelle della Rift Valley. Anche un cristallo più antico rimaneggiato dentro la tefra può invecchiare la datazione, e va riconosciuto grano per grano.
  • Luminescenza (OSL e TL) Intervallo: Da 100 a 500.000 anni. Misura l'energia accumulata da quarzo e feldspato dall'ultima esposizione alla luce o al calore, quindi data il sedimento che contiene il reperto, e la selce riscaldata nei focolari. Vale a condizione che il reperto e il sedimento si siano depositati insieme. Tane di animali, dilavamento e rimaneggiamenti successivi rompono quella condizione e mescolano granuli di età diverse. Le analisi su singolo granulo servono proprio a riconoscere le popolazioni miste, e sono la ragione per cui alcune datazioni sono state riviste in modo sostanziale, come a Liang Bua.
  • Risonanza di spin elettronico Intervallo: Da 10.000 a 2 milioni di anni, sullo smalto dentario. Utile dove manca materiale organico databile e non ci sono livelli vulcanici, cioè in buona parte dei contesti asiatici e sudafricani. L'età dipende dal modello con cui si ipotizza l'assorbimento di uranio da parte del dente durante il seppellimento. Modelli diversi, ad assorbimento precoce o lineare, restituiscono età che possono differire in modo rilevante, e le pubblicazioni riportano più stime proprio per questo.
  • Paleomagnetismo Intervallo: Datazione relativa, non assoluta. Riconosce nei sedimenti le inversioni del campo magnetico terrestre e le allinea alla scala globale delle polarità, quindi restituisce un'età solo quando la sequenza locale è abbastanza lunga da essere agganciata a quella scala senza ambiguità. I limiti fra polarità sono pochi e distanti, quindi il metodo colloca un deposito in un intervallo, non su una data. Nel 2026 è stato usato in questo modo per i resti di Thomas Quarry, attribuiti a circa 773.000 anni, cioè al passaggio fra la polarità di Matuyama e quella di Brunhes.
  • Orologio molecolare Intervallo: Stima quando due linee si sono separate, non quando è vissuto un singolo individuo. Funziona sul confronto fra genomi e restituisce tempi di divergenza; per applicarlo servono un tasso di mutazione e un intervallo generazionale assunti, e sono quelli a fissare la scala. Cambiando il tasso assunto, le date si spostano di milioni di anni sulle divergenze profonde e di decine di migliaia su quelle recenti. Per questo le stime si pubblicano come intervalli, e vanno lette come intervalli: la separazione fra la nostra linea e quella degli scimpanzé ne è l'esempio più noto.
  • Paleoproteomica Intervallo: Identificazione, non datazione. Legge sequenze proteiche sopravvissute in smalto e osso dove il DNA è ormai degradato, e permette di attribuire un reperto a un gruppo o di determinarne il sesso. Regge su tempi e in climi in cui il DNA antico non si recupera più. Le proteine conservate sono poche e variano meno del genoma, quindi risolvono i rapporti fra gruppi con un dettaglio molto minore. Nel 2025 hanno collocato il cranio di Harbin nel gruppo denisoviano, un'attribuzione che il DNA mitocondriale del tartaro ha poi confermato in modo indipendente.

Riferimenti primari

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